Portate i bambini al museo. E’ un gesto di affetto che rende felici.

Intervista a Catterina Seia, co-founder e Vice Presidente della Fondazione Fitzcarraldo

Abbiamo voluto intervistare una delle Fondatrici del progetto “Nati per la Cultura” che invita e supporta i genitori a portare i bambini al museo fin da quando sono appena nati!

Come è nato il progetto Nati con la cultura?

Il Progetto “Nati con la cultura” nasce per opera della Fondazione Medicina a Misura di Donna, di cui faccio parte. Una realtà creata da donne della società civile, dieci anni fa, su invito dei medici dell’Ospedale S. Anna di Torino, uno dei più antichi e il più grande per la ginecologia e ostetricia in Europa. Definito “Culla del Continente”, l’Ospedale S. Anna di Torino ha circa 7.000 parti annui, con genitori provenienti da 90 paesi diversi. È pertanto un luogo interculturale, in cui “si mette al mondo il mondo”, ma il cui volto, segnato dal tempo, non rifletteva la qualità delle prestazioni e soprattutto non considerava l’impatto dei fattori ambientali sul benessere.
La Fondazione Medicina a Misura di Donna, tra le prime realtà in Italia, ha intrapreso, quasi dieci anni fa, un percorso parallelo di studi sul contributo positivo, che la qualità dei luoghi, degli stili di vita e della Cultura, come esperienza antropologica e di senso, possono dare al benessere delle persone. Studi e azioni concrete, affiancando le istituzioni nell’umanizzazione della cura e dei suoi luoghi secondo i desideri di chi anima l’ospedale. Il progetto “Nati con la cultura” si colloca in questo percorso.

Perché la cultura fa bene e quali i dati scientifici che lo dimostrano?

Il rapporto tra Cultura e Salute ha conosciuto negli ultimi 15 anni un crescente interesse da parte del mondo medico, dei policy makers e dei media, soprattutto grazie alle evidenze convergenti delle nuove frontiere della ricerca scientifica e dei risultati dalle esperienze in atto.
Numerosi studi scientifici epidemiologici, osservazionali e longitudinali (prevalentemente nord europei), su campioni rappresentativi di popolazione hanno acclarato come la partecipazione culturale attiva e, più in generale, gli stili di vita e l’uso intelligente del tempo libero si associno al prolungamento delle aspettative di longevità, all’invecchiamento attivo, al recupero post-operatorio, contribuiscano positivamente nei casi di gravi patologie croniche degenerative come l’Alzheimer e molto altro, fin dai primi passi.
Un contributo al cambiamento di attenzione arriva dalle neuroscienze, che hanno identificato le strutture neurali coinvolte nella sensazione di benessere e ricompensa, dimostrando come il piacere estetico le stimoli e aprendo la ricerca all’influenza dell’esperienza culturale sull’attività connettiva, sulla struttura e biochimica cerebrale. La Psicologia Positiva, dopo decenni di enfasi sui deficit, evidenzia le potenzialità di supporto allo sviluppo individuale e sociale e il chiaro ruolo delle emozioni nei processi di elaborazione cognitiva dello stress. Più recentemente la Psico-neuro-endocrino-immunologia, PNEI propone un approccio olistico studiando le correlazioni tra i sistemi nervoso centrale, endocrino e immunitario e l’Epigenetica, con lo studio dell’impatto degli stili di vita sul comportamento dei geni in grado di regolare il “concerto della vita”.
Si tratta di nuove e stimolanti prospettive che spostano la focalizzazione da un approccio bio-medico, che ha caratterizzato la lotta alle patologie del XX secolo, verso un approccio bio-psico-sociale, verso le medical humanities. In estrema sintesi una cura che parte dalla prevenzione e dal ruolo attivo dell’individuo, va oltre le funzioni vitali e gli organi, comprendendo gli aspetti psicologici, sociali che lo riguardano; fattori che interagiscono fra loro e sono in grado di influenzare l’insorgenza e l’evoluzione di patologie.
La Salute, già nell’atto costitutivo del 1948 dell’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, non è intesa solo come assenza di malattie, ma anche come qualità della vita, benessere e come tale necessita di un approccio multifattoriale interdisciplinare.
L’esperienza culturale, coincidendo con lo sviluppo umano, può entrare a far parte integrante delle strategie di prevenzione e cura, in un’ottica salutogenica, partendo dalla consapevolezza di sé e dalla prevenzione.

 

Qual è stato il vostro contributo alla relazione virtuosa tra Cultura e Salute

Nel 2011 abbiamo creato una inedita piattaforma di confronto e ricerca-azione “Cultura e Salute”, coinvolgendo, a fianco dei medici, circa 50 istituzioni culturali in un processo di crescita comune, di studio, di condivisione di ricerche internazionali e condivisione di competenze.
Con i partner abbiamo avviato progetti pilota all’Ospedale S. Anna, tutti “esportabili” in altri contesti. Tra questi: il “Cantiere dell’Arte” con il Castello di Rivoli-Museo di Arte contemporanea che, progressivamente, secondo i desideri espressi da Pazienti, Famiglie e Operatori, ha contribuito a rinnovare il “volto” della struttura e a migliorare il clima organizzativo. Oggi sembra un giardino grazie ad azioni di pittura collettiva che hanno coinvolto quasi 2.000 persone della Comunità, in primis giovani in alternanza scuola lavoro. Con le “Vitamine musicali”, dal 2016, oltre 150 artisti in più di 100 appuntamenti annui –il più longevo e ampio programma mai realizzato in ospedale – accompagnano le Donne durante le chemioterapie, danno il Benvenuto alle nuove vite e cambiano la percezione del tempo dell’attesa. In Ospedale oggi, come attesta il percorso di valutazione condotto dall’Università IULM, questi interventi hanno oggettivamente contribuito al miglioramento della qualità dell’accoglienza e della permanenza in questa eccellenza territoriale. Il caso della Fondazione è considerato best practice in convegni intra-disciplinari e ha generato un’ampia letteratura scientifica. In questo contesto è stato naturale partorire il progetto “Nati con la Cultura-il Passaporto culturale”.

Come funziona “Nati con la Cultura”?

Il personale medico dell’Ospedale S. Anna consegna a ogni famiglia, al momento delle dimissioni, il Passaporto Culturale del neonato con il Kit della Salute. E’ un benvenuto con il quale la Cultura diventa una raccomandazione per la buona crescita dei neoarrivati. Sperimentato a Torino con Palazzo Madama, oggi vede ben 32 Musei -parte della rete Abbonamento Musei del Piemonte- accreditati dal progetto come “Family ad Kids Friendly”. Presentando l’invito-passaporto alla biglietteria del museo, durante il primo anno di vita del bambino, la famiglia (bambino e due accompagnatori) può accedere liberamente al museo e ai servizi dedicati alle Famiglie. Potrà passeggiare tranquillamente in un luogo di bellezza e di cura, rilassarsi e scattare fotografie memorabili. Il progetto è operativo anche a Pavia con i Musei Civici e a Brescia con il Polo Museale di S. Giulia. Molte sono le città che stanno lavorando all’adozione. Recentemente abbiamo siglato un accordo con il Polo Museale Romano, che su indicazione del Ministero dei Beni Culturali sarà capofila di una rete in Lazio con oltre 15 musei statali e sei ospedali.
Oggi, tutti i genitori d’Italia possono scaricare il passaporto dal sito www.naticonlacultura.it e godere dei servizi offerti dalla rete piemontese. Il progetto di accessibilità culturale è universale; è pensato anche per coinvolgere chi non conosce la capacità di accoglienza espressa da molti musei e per chi non può permetterselo.

 

Quali sono gli impatti a lungo periodo per la partecipazione culturale fin dai primi passi?

La biologia attesta l’importanza determinante degli stimoli dell’ambiente e della relazione con la famiglia nei primi mille giorni di vita dei bambini, partendo dal concepimento. E’ il periodo nel quale è più intesa la produzione delle sinapsi, i collegamenti neurali. Anzi oggi parliamo dei primi 1180, valutando l’effetto degli stili di vita dei genitori nel periodo precedente. La serenità dei genitori, ciò che il bambin* percepisce già nel periodo perinatale, è un patrimonio per tutta la vita.
Pensate alle diseguaglianze che si generano in questo periodo storico, in cui molte famiglie vivono lo stress di difficoltà profonde. Situazioni che determinano effetti potenziali anche sul sistema endocrino dei genitori, che si riflettono sui bambin*, per tutta la loro vita. “L’infanzia è il suolo sul quale andremo a camminare tutta la vita”, diceva Lya Luft. Occorre intervenire quindi con tutte le risorse disponibili per attenuare i disagi. Il museo, istituzione in grande trasformazione, sempre più aperta ai molteplici pubblici, è una delle risorse.
È noto inoltre, fin dalla celebre inchiesta di Pierre Bourdieu del 1969 al Louvre, che la confidenza con l’ambiente del museo nell’età dell’infanzia è il presupposto essenziale per la partecipazione culturale attiva in età adulta. La Cultura è strumento di costruzione di senso, di identità e risorsa di sviluppo cognitivo. E’ fondamentale avvicinare le persone ai luoghi culturali che sono sempre più aperti, piazze del sapere per contribuire a ridurre le diseguaglianze di opportunità in un paese come l’Italia, in cui solo tre persone su dieci, in un anno, fruiscono di una attività culturale.

È importante vivere in famiglia delle esperienze culturali con i bambini?

Il progetto ”Nati per Leggere” che coinvolge le biblioteche nella promozione della lettura ad alta voce, partendo dal periodo perinatale è partito negli USA, in contesti deprivati, di periferie esistenziali e ha dimostrato esiti rilevanti nell’emancipazione. In Italia il progetto ha compiuto venti anni e le evidenze sullo sviluppo del potenziale dei bambini, cognitivo, espressivo, emotivo, relazionale sono estremamente positive.
L’esperienza culturale, al di là degli aspetti nozionisti, è antropologicamente rilevante, appagante, multisensoriale, aggregante. E’ un momento di serenità da vivere insieme. Diceva il direttore degli Uffizi, Giuseppe Pecci Bencivenni “avvicinate i bambini alla bellezza, affinché possano specchiarsi, riconoscersi e riprodurla nella vita”. Nel museo si trova e costruisce identità.
Il Passaporto culturale, in una fase storica in cui si alzano muri e barriere, è un tassello, un presidio di democrazia.

Qual è il ruolo educativo dei genitori secondo lei nella società odierna?

“Per crescere un bambino occorre un villaggio”, recita un antico proverbio africano. Il ruolo genitoriale è la più grande impresa, quella della vita. Affascinante e complessa nella rapidità della trasformazione sociale, per il quale ognuno di noi è impreparato. Secondo una recente ricerca Save the Children, il 65% dei bambini che hanno iniziato oggi le primarie, in età adulta farà lavori che ancora non esistono. Occorre unire le forze.
Possiamo tradurre il concetto del villaggio nel nostro tempo e nella nostra latitudine con “comunità educante”, in cui le istituzioni scolastiche, sociali e culturali, sono alleate, con le quali le famiglie possono concepire un progetto di crescita dei bambini; una crescita che ha benefici anche sul nucleo. Bisogna andare oltre la competizione, mettendo al centro lo sviluppo della Persona, la sua capacità di relazionarsi con gli altri e con contesti sempre più plurali, di immaginare, per costruire l’inedito, il futuro e cogliere le opportunità con flessibilità e creatività.

Grazie a Catterina Seia per il tempo a noi dedicato.

Anche Mammacult aiuta a crescere i bambini in modo responsabile, con attività originali adatte a loro, che divertono e fanno apprendere.

Mammacult collabora con numerose aziende che vogliono essere attente al benessere dei propri dipendenti, attraverso iniziative a supporto della loro vita professionale e privata.

Commenti

Lascia un commento