Quando un museo è facile e divertente: il Franklin Institute di Philadelphia

Oggi voliamo negli USA con #museumforfamily, insieme ad Elisa, oggi quasi 22 anni, quasi 18 quando andò a Philadelphia a visitare il Franklin Istitute. Elisa non è mamma, ma è la più grande di tre fratelli, ha 10 cugini, ha lavorato come ragazza alla pari in Francia e a Dubai: si intende dei bambini “degli altri”, e per adesso studia, lavora, viaggia e pratica yoga. E ci racconta con occhi non più da figlia e non ancora da mamma cosa l’ha colpita di questo incredibile museo di Philadelphia.

 

IL FRANKLIN ISTITUTE DI PHILADELPHIA, USA

Da non mamma, non sempre faccio caso alle barriere architettoniche, alla presenza di fasciatoi in entrambi i bagni o alla gentilezza di un barista che ti scalda il biberon. Faccio molto caso invece, forse proprio perché non sono mamma, a come si comportano i bambini all’interno dei luoghi culturali che visito: è così che mi sono accorta che l’atteggiamento più comune sembra essere non la maleducazione, ma la noia. 

Chi ha ideato il Franklin Institute di Philadelphia doveva essersi annoiato veramente tanto da bambino, sia nei musei che a scuola. Davanti all’ennesimo pannello informativo di trenta righe o a un disegno in bianco e nero sul sussidiario, ha giurato a se stesso che non avrebbe condannato i suoi figli ad annoiarsi per arrivare a imparare qualcosa. E il bello dell’America è che i sogni diventano realtà.

Il Franklin Institute è il parco giochi della scienza: per rendersene conto basta entrare nell’area chiamata Sports Challenge. Se hai sempre sognato che tuo figlio prendesse in mano un libro ma ha sempre corso dietro al pallone, qui imparerà come la forma e la dimensione di una palla influiscono sulla sua prestazione. Se hai sempre sognato che tuo figlio prendesse in mano un pallone invece che il joystick, qui userà una tavola da surf, e se non riuscirà a cavalcare l’onda con quella… si bagnerà.

 

mammacult usa 2

 

Vogliamo tornare al sussidiario? Chi non ha mai incontrato qualche difficoltà a figurarsi l’interno del corpo umano? Per non parlare del trauma di scoprire che il cuore non è a forma di cuore: il trauma ai bambini non lo toglierà nessuno, ma poter passeggiare in un cuore gigante seguendo il percorso del sangue li aiuterà a capire meglio come funziona il loro corpo. Per i più curiosi, una spirale gigante mostra le dimensioni dei cuori di moltissimi animali rispetto al nostro. Ancora qualche dubbio? Possono passare al tavolo della sala operatoria che illustra gli strumenti per un’operazione a cuore aperto e decidere di dare un occhio da vicino, quando saranno grandi.

 

mammacult usa 3

 

Come perdersi, se si è arrivati negli States in aereo, il Franklin Air Show? Aeroplani d’epoca appesi al soffitto, in uno dei quali è anche possibile sedersi per ammirare la sala dall’alto, simulatori che ti insegnano a mantenere dritto un aereo o ti fanno indossare delle ali e provare in prima persona quanto è forte il vento contro mentre decolli come un modello Dedalo. Immancabile Changing Earth, la zona eco sostenibile in cui imparare a costruire dighe, edifici antisismici, calcolare la propria impronta ecologica e scoprire quanti alberi bisognerebbe piantare per rimediare all’inquinamento che abbiamo prodotto personalmente.

 

mammacult usa 4

 

Dovessi sintetizzare il Franklin Institute in due parole? Direi facile e divertente. Per un bambino è essenziale che le attività da svolgere siano facili e divertenti, e questo museo dimostra che anche la cultura può esserlo. Facile è l’approccio, anche per chi non ha mai sentito parlare di scienze: se non hai la testa piena di domande curiose, ci penseranno i pannelli a fartene. Divertente è la risposta, perché la cerchi tu, con le tue mani, il tuo corpo e le tue capacità.

 

Quella delle capacità individuali è forse l’aspetto che più mi ha colpito del museo a distanza di anni. Riguardando la foto di me sotto all’immagine di un lottatore di sumo che ne imito la posa, ho notato una scritta che allora non mi aveva colpita: “athletes come in all shapes and sizes.” Di fianco al lottatore di sumo, ballerine, campioni di NBA, ginnasti, playmaker: un intero muro per dire che chiunque può essere bravo a fare qualcosa. E perché il chiunque suoni forte e chiaro, al centro della sala c’è la possibilità di sfidarsi in una gara di velocità in sedia a rotelle.

 

Il Franklin Institute è cresciuto in questi quasi quattro anni: hanno aperto un’ala chiamata The Brain, incentrata sul cervello e le sue capacità, il Dream Rocket Project, opere d’arte a tema spazio dei piccoli aspiranti scienziati del posto e svariate esposizioni temporanee. Non ho potuto visitare nemmeno l’area Kidscience, per bambini fino alla seconda elementare: affinché resti un’esperienza il più possibile adatta ai piccoli, non sono ammessi adulti e ragazzini al di fuori degli accompagnatori.

Sono entrata al Franklin Institute con due ore di sonno alle spalle e l’idea di visitare in un’oretta un museo dedicato a Benjamin Franklin prima di tornare a New York. Invece ho passato un pomeriggio a toccare con mano le sue invenzioni e il loro lascito: un’immersione nella scienza, nella cultura di un paese e nella storia di un uomo, talmente creativa e interattiva che non solo mi ha fatto tornare bambina, ma mi ha fatto apprezzare le materie scientifiche che fino ad allora avevo snobbato. E il cento alla maturità che ho preso qualche mese dopo, lo devo anche a quel bambino annoiato che ha deciso di inventare un museo in cui imparare fosse facile, divertente e soprattutto, appassionante.

 

elisa de pasquale    Elisa 

 

Info

The Franklin Institute

222 North 20th Street

Philadelphia, PA 19103

www.fi.edu

 

#MUSEUMFORFAMILY … PARTECIPA ANCHE TU!

Commenti

Lascia un commento