Cultura digitale: definizione e caratteristiche

Il digitale è senz’altro un tema centrale al momento. Alcuni campi o discipline hanno subito notevoli cambiamenti con l’avvento del digitale: il campo economico con le criptovalute e la blockchain, la politica con le sue nuove forme di campagne elettorali e infine il campo sociale, con tutte le nuove dinamiche interpersonali legate all’utilizzo del digitale. È proprio il campo sociale, in cui si sviluppa la cultura digitale, che fa da sfondo a questo articolo.

Viviamo in una società dove tutti sono connessi gli uni con gli altri e dove si ha la possibilità di accedere a una quantità pressoché infinita di dati con un semplice strumento come lo smartphone. Ma siamo in grado di gestire un tale potenziale senza conoscerlo e comprenderne il potenziale? Se prendiamo come esempio adulti e “nativi digitali” (Marc Prensky, 2001), vediamo come ci sia un divario importante in termini di quella che possiamo definire “cultura digitale“, con i nativi digitali che hanno da subito fagocitato le tecnologie digitali, mentre gli adulti si sono ritrovati per le mani uno strumento al quale doversi adattare in fretta e furia per non perdere il contatto con le nuove generazioni. Ma vediamo ora che cosa si intende o, per lo meno, intendiamo con cultura digitale.

Cos’è la Cultura digitale?

Il concetto di cultura digitale non è affatto semplice da definire, sui libri e sul web si possono trovare molteplici definizioni ma la maggior parte sono focalizzate su un singolo aspetto della cultura digitale, lasciandone fuori molti altri. Una definizione definitiva e omnicomprensiva non è pensabile per un concetto così vasto. I due termini “cultura” e “digitale” già di per sé comportano molteplici significati e sfaccettature.

La prima cosa da fare è quindi cercare di delimitare questi due concetti.

Per “cultura” possiamo intendere semplicemente l’insieme delle conoscenze e delle competenze apprese in un determinato campo o disciplina. Per quanto riguarda il termine “digitale”, vogliamo per prima cosa darne una definizione letterale; questo deriva dal termine inglese digit, cioè “cifra”. Questo termine viene utilizzato in campo elettronico e informatico ed è relativo ai dispositivi che trattano grandezze con un sistema di numerazione, generalmente binario (Definizione Treccani – Link). Ciò che è digitale è contrapposto a ciò che invece è analogico, cioè non numerabile, non analizzabile all’interno di un insieme discreto di elementi.”

Questa definizione risulta però troppo tecnica e limitata al campo informatico; per come viene inteso in questa sede, per digitale si intende ciò che avviene all’interno della rete di Internet.

Ora riaccostando nuovamente i due termini “cultura” e “digitale”, possiamo dire che la cultura digitale è l’insieme delle conoscenze (e delle competenze) che riguardano i processi e gli strumenti del web 2.0 (oggi Web 3.0).

Cos’è il Web 2.0?

In questo articolo non tratteremo la tematica del Web 2.0 ma ne daremo comunque una definizione dato che la cultura digitale si è sviluppata maggiormente in questo contesto. Il termine Web 2.0, coniato da Tim O’Reilly nel 2004, denota un’evoluzione rispetto al Web 1.0, dove la rete assume un forte carattere sociale, informale e che offre la possibilità ai propri utenti di condividere il materiale prodotto da loro stessi. Questo processo di creazione e condivisione autonoma di dati è centrale nel Web 2.0 e viene chiamato User Generated Content (Krumm, Davies, Narayanaswami, 2008 – Link).

Cultura digitale: personale e pubblica

Come la cultura artistica o cinematografica sono intese come come il set di conoscenze e competenze apprese in quei campi, lo stesso si può dire per la cultura digitale. Quest’ultima però possiede due caratteristiche fondamentali:

  • È necessaria e abilitante: il digitale impone delle barriere di accesso, superabili solo con la conoscenza degli strumenti e dei processi. Per fare un banale esempio, una cultura artistica assente o superficiale non mi preclude la possibilità di entrare in un museo e godere delle sue opere d’arte.
  • È dinamica e soggetta ad obsolescenza: il Web è un organismo in continua evoluzione, grazie sopratutto alla perpetua creazione e co-creazione di contenuti a livello globale da parte degli utenti. Di conseguenza le conoscenze acquisite oggi potrebbero non essere più valide domani.

Fino a ora abbiamo trattato la cultura digitale come un insieme di conoscenze appartenenti al singolo. Ma la cultura non è solo personale, è anche pubblica e condivisa. Come l’Italia o una qualunque nazione possiede una sua cultura in quanto nazione, popolo, ecc. Allo stesso modo il digitale ha una sua cultura più o meno condivisa dai propri utenti.

Questa cultura digitale condivisa si basa, secondo Deuze Mark (Scarica articolo in inglese), professore associato del Dipartimento di Telecomunicazioni dell’Università dell’Indiana, su tre elementi: partecipazione, digitalizzazione e ri-uso dell’informazione.

  • La partecipazione implica che gli utenti adottino un ruolo attivo all’interno del digitale. Passando da fruitori passivi di informazioni ad autori consapevoli. Si trasforma così anche il modello di comunicazione che da “uno-a-molti” diventa di tipo “molti-a-molti”.
  • Per digitalizzazione si intende la conversione digitale delle informazioni e la possibilità di accedervi da remoto. La digitalizzazione ha modificato profondamente il campo della formazione e del giornalismo. Oggi si parla infatti di e-learning, citizen journalism, micro-blogging, ecc.
  • L’ultima caratteristica della cultura digitale, suggerita da Deuze, è il ri-uso dell’informazione. Con questo si denota la possibilità di accedere facilmente all’informazione per poterla modificare secondo necessità e ricondividerla nuovamente.

Cultura Digitale: nuove opportunità

Come detto nelle prime righe di questo articolo, il digitale è ormai parte integrante delle nostre vite e delle nostre relazioni con la società. Avere una propria cultura digitale risulta, di fatto, necessario per migliorare tutti gli aspetti della propria vita connessi al digitale. La domanda ora è: “come si costruisce una cultura digitale funzionale a questo scopo?”

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