Cultura ambientale: un bene comune da diffondere!
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Cultura Ambientale: di generazione in generazione

Negli ultimi tempi cambiamenti climatici e disastri ambientali hanno fatto scattare un allarme di dimensioni globali e hanno spinto i governi mondiali a cercare soluzioni per uno sviluppo sostenibile. Il movimento iniziato dalla dodicenne Greta Thunberg, che ha interessato e coinvolto in piazza anche le fasce più giovani della popolazione, simboleggia quanto questo problema sia diventato di interesse comune, soprattutto per le nuove generazioni. Sono proprio le nuove generazioni che, con tutta probabilità, vivranno le conseguenze dei danni subiti dall’ambiente e che sono, o almeno dovrebbero esserlo, le più sensibili al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse.

Le vecchie generazioni, dal canto loro, hanno il compito di mettere i giovani nelle condizioni di fare meglio a livello di preservazione dell’ambiente. I giovani devono sviluppare e condividere quella che possiamo chiamare una cultura ambientale.

Possiamo definire la cultura ambientale come l’insieme delle conoscenze e delle competenze che riguardano l’ambiente naturale.

Di seguito parleremo di due componenti base della cultura ambientale: la Biofilia e l’intelligenza ecologica.

 

Biofilia

Il termine “biofilia” letteralmente significa “passione per la vita” o anche “amore per la vita”. Il termine fu coniato da Erich Fromm nel 1964 per descrivere l’innata tendenza umana ad essere attratti da tutto ciò che è vivo e vitale.

In accordo con questa accezione del termine, nel 1984, Edward O. Wilson, dopo aver compiuto diversi studi empirici, ipotizza che l’essere umano possieda una “tendenza innata a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali”, questa tendenza viene appunto chiamata da Wilson Biofilia.

La biofilia dunque, potrebbe rappresentare la componente innata sulla quale costruire la propria cultura ambientale.

Fin da piccoli infatti, i bambini ricercano il contatto con la natura e con le varie forme di vita, vegetali e animali. Con la crescita del bambino, maturano anche le sue capacità cognitive e affettive, e di conseguenza si modifica anche il rapporto con la natura e con gli animali.

 

L’intelligenza ecologica

Il concetto di intelligenza ecologica fu proposto dal celebre studioso Daniel Goleman, che la definisce come la capacità dell’essere umano di apprendere gli effetti delle proprie azioni sull’ecosistema e di applicare ciò che è stato appreso al fine di limitare i danni e adottare stili di vita sostenibili per l’ambiente.

Goleman sottolinea come, a livello evoluzionistico, il cervello umano sia in grado di riconoscere e reagire ai pericoli che si manifestano all’interno del proprio campo sensoriale, mentre sembra che non abbia ancora sviluppato la stessa capacità nei confronti di minacce come il surriscaldamento globale o l’inquinamento che, sebbene meno palpabili, rappresentano i veri pericoli per la sopravvivenza del genere umano e per la sostenibilità del nostro pianeta.

L’autore afferma però come l’intelligenza ecologica non possa rimanere prerogativa del singolo ma che debba necessariamente diventare patrimonio comune. Goleman è convinto infatti che le azioni delle persone, intese come consumatori, possano riorientare le industrie e il mercato verso orizzonti più sostenibili ed elenca quindi le tre regole fondamentali per lo sviluppo di un’intelligenza ecologica collettiva:

  1. Conosci i tuoi impatti;
  2. Favorisci i miglioramenti;
  3. Condividi ciò che hai appreso.

 

Cultura ambientale e sviluppi per il futuro

Biofilia e intelligenza ecologica potrebbero dunque essere alla base della costruzione di una cultura ambientale solida, duratura e funzionale alla preservazione del pianeta. Il progresso tecnologico e l’eccessiva urbanizzazione ha ridotto la nostra sensibilità nei confronti dell’ambiente in modo lento ma costante. La sfida iniziale sarà quindi quella di ridar vita a quell’istinto primitivo che è la biofilia, abituando i bambini fin da piccoli al contatto e al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse. L’obiettivo comune è crescere le nuove generazioni nella consapevolezza degli effetti dell’agire comune sull’ambiente e sull’adozione di strategie di sviluppo sostenibili in tutti i campi.

 

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