Bullismo e Cyberbullismo: evoluzione e incidenza del fenomeno

Il cyberbullismo, come riporta il MIUR,  può essere definito come: “un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chat rooms, instant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo e quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi.” Fonte: Link

Differenze tra Bullismo e Cyberbullismo

Il Cyberbullismo o Bullismo 2.0 se vogliamo, rappresenta in qualche modo l’evoluzione del bullismo, mediata e facilitata da strumenti come il web e i social. Evoluzione sia in termini di amplificazione del fenomeno sia in termini di strategie e strumenti a disposizione del cyberbullo.

Se si riflette un attimo sulle differenze tra i due fenomeni, quella più significativa e, se vogliamo più preoccupante, è la differenza in termini di audience. Un “comune” atto di bullismo che avviene in una classe, nei corridoi della scuola o all’esterno di essa, solitamente coinvolge, oltre il bullo e la vittima, un ristretto gruppo di persone che assistono all’evento.

Quando l’atto di bullismo si tramuta in cyberbullismo, questo ha una risonanza infinitamente maggiore. Pensate allo stesso atto di bullismo compiuto a scuola, ripreso da uno smartphone e caricato su Facebook perché si diffonda tra migliaia di persone.

Un’altra differenza sostanziale tra i due atti risiede nel livello di controllo che si può esercitare dall’esterno. Un atto di bullismo che avviene a scuola, nel parco o per strada, può essere fermato o comunque limitato da insegnanti, genitori o amici. Il cyberbullismo permette di aggirare queste forme di controllo in 2 modi:

1 – Il cyberbullo può agire in qualunque ora del giorno

2 – L’identità del cyberbullo può non essere nota alla vittima

Infine ciò che distingue il bullismo dal cyberbullismo è che, in quest’ultimo, viene meno il paradigma del bullo come bambino/ragazzo grande, grosso e autoritario. Infatti il cyberbullo può essere impersonato da chiunque, persino da chi, nella vita reale, ha subito atti di bullismo.

Vediamo ora quanto è diffuso il cyberbullismo e attraverso quali forme, nonché alcuni dati sulle modalità di risposta da parte delle vittime e degli “spettatori”.

Bullismo online: incidenza del fenomeno

Di seguito verranno riportati alcuni estratti significativi del rapporto EU Kids Online del 2018 (realizzato da OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Leggi lo studio), in merito all’uso che i ragazzi fanno di Internet. Il campione italiano coinvolto è di circa 1000 bambini e ragazzi tra gli 11 e i 17 anni.

Innanzitutto va riportato che lo smartphone viene utilizzato quotidianamente per accedere ad internet dal 97% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni e dal 51% dei bambini di 9-10 anni.

I rischi legati all’utilizzo di Internet sono ben documentati. Il 13% (numero in crescita) del campione intervistato afferma di aver avuto, nell’ultimo anno, esperienze online che li hanno turbati o messi a disagio. Percentuale che passa dal 3%, registrato nel 2013 al 13% del 2017 per i bambini di 9-10 anni, dato che dovrebbe far riflettere in merito all’acquisto di uno smartphone per bambini di una certa età.

Per quanto riguarda i dati su bullismo e cyberbullismo, il rapporto indica come il 10% dei soggetti abbia subito bullismo online e offline nell’ultimo anno e, tre quarti di essi, ne sono rimasti molto turbati o abbastanza turbati.

Cyberbullismo: come difendersi

In merito all’affermazione fatta precedentemente sulla differenza di audience che assiste a episodi di bullismo offline e online, il rapporto indica come il 19% degli intervistati abbia assisitito ad episodi di cyberbullismo nell’ultimo anno, percentuale che aumenta in base all’età, passando da un 4% di bambini di 9-10 anni ad un preoccupante 24% di ragazzi di 13-14anni. A questi dati se ne aggiungono altri molto rilevanti:

  • Il 50% dei testimoni di cyberbullismo non ha fatto nulla in proposito.
  • Il 25% degli intervistati non parla con nessuno di quanto accaduto online
  • Oltre il 60% risponde in modo passivo alle situazioni problematiche incontrate, come ignorare il problema, sperando che si risolva da solo o chiudere il sito o l’app in uso.

Questi dati dimostrano come sia complicato intervenire per limitare gli episodi sgradevoli che avvengono online e a cui assistono quotidianamente migliaia di bambini e ragazzi, senza che genitori e insegnanti ne siano a conoscenza.

Quali misure possono adottare genitori e insegnanti per prevenire o intervenire in questo contesto?

 

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