Mercoledì, 15 Giugno 2016 08:57

Street art ed Educazione | Mamma Cult intervista Genus Bononiae

Pubblicato in #museumforfamily
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Davanti a una mostra innovativa, non si può che organizzare una visita guidata per famiglie innovativa. Quello che Mamma Cult e Genus Bononiae hanno in serbo per la visita e laboratorio didattico Tutti al Muro! alla mostra sulla Street Art di Palazzo Pepoli sarà una visita interattiva e quantomai attuale. 

In programma per sabato 25 giugno, l'appuntamento prevederà una visita alla mostra a misura anche di bambini piccolissimi grazie alla presenza di marsupi Stokke (da prenotare!) e un laboratorio finale per bambini dai tre anni in su e genitori, in cui si disegneranno e personalizzeranno le proprie sagome. Siete ancora scettici all'idea che una mostra di Street Art possa essere adatta ai bambini? Vi capiamo. Abbiamo quindi pensato di intervistare Virginia Marozzi, la Responsabile dei Servizi Educativi di Genus Bononiae, che ci racconta meglio qual è il progetto educativo della mostra.

D: Una mostra sulla street art in un museo: una scelta singolare. Cosa può raccontarci in più di questo progetto espositivo?
R: In realtà la cosa pare strana in Italia, ma all'estero abbiamo già diversi esempi di esposizioni simili. Ormai da anni. La mostra sulla Street Art è quanto mai occasione unica per una città come Bologna perché porta un esempio di sperimentazione su cui riflettere e lavorare. Proprio perché "cosa poco vista", offre mille spunti di riflessione. Molti artisti esposti sono nati e cresciuti per le strade di Bologna, ne hanno fatto parte nei momenti storici più importanti e sono stati testimoni di movimenti culturali che all'epoca hanno animato la nostra città.

Quindi quale luogo più opportuno se non il Museo della Storia di Bologna in cui poter organizzare una mostra del genere? Palazzo Pepoli per sua natura non narra solo la storia scritta sui libri, ma anzi è portatrice di quel sapere aneddotico, quasi più popolare. Ecco allora la storia dei muri di Bologna, dei writers divenuti poi famosi ma nati come semplici studenti dell'Accademia di belle Arti che bazzicavano le strade dell'università insieme agli amici.

D: Nuove forme d’arte necessitano di nuove forme di conservazione: come è possibile conservare e tramandare un’opera disegnata su un muro di una città?
R: In pochi purtroppo si sono soffermati sull'aspetto tecnico della questione. Esattamente come succede per gli affreschi che vengono "strappati" (in gergo tecnico) dai muri delle chiese per umidità e simili e poi conservati nelle pinacoteche, la stessa cosa è stata fatta per i murales. È straordinario il lavoro e il tempo, la tecnica e tutto ciò che ruota intorno a questa delicatissima operazione. Fatta con teli di puro lino, colla animale a certe temperature e attuata solo durante giorni stabiliti per taso di umidità dell'aria. I graffiti esposti in mostra sono montati come si fa con un quadro, su uno scheletro di legno e così via. Davvero affascinante. Un video in mostra nella sala virtuale lo racconta molto bene.

Non è ruolo di un museo conservare? Certamente ma non solo quello. In Italia abbiamo una concezione forse un po' passato del ruolo museale. Che non è solo quello di "mantenere al sicuro per essere osservato", ma è anche quello di aprirsi a nuove sfide, di sperimentare, ecc. Il Museo è uno spazio pubblico, cioè è un luogo dove tutti possono accedere, girare, osservare, parlare e discutere. In tale ottica la mostra sulla Street Art va vista, in questo senso di contesto museale che "apre le opere" ad un confronto, le tiene esposte perché se ne parli e non solo se ne ammiri la tecnica e composizione. Ciò veniva fatto nell' '800, ora il futuro del Museo è questo.

D: Genus Bononiae e Mamma Cult hanno deciso di portare famiglie con bambini a questa mostra: come è possibile spiegare la Street art a un bambino in maniera educativa?
R: Come ho letto su un articolo di Repubblica mesi fa in una intervista a Flavio Caroli: quale occasione migliore per educare i bambini (ma la gente in generale) al vero "bello"? All'estetica di ciò che costituisce opera d'arte e di ciò che non lo è? Capire la differenza di un tratto curato, di cosa è una tag per esempio. Viene usata dai ragazzi continuamente come termine... "tagghiamoci in questa foto". La tag è in realtà il gergo americano per dire firma. Dietro a questo semplice gesto, il writer nasconde tutto un mondo: non solo la sua personalità, ma anche una cura stilistica e addirittura calligrafica. Ecco una altro punto educativo davvero interessante: il recupero dello scrivere a mano.

I writers hanno blocchi di appunti grossi come volumi su cui provano e cambiano a matita la loro firma prima di farla comparire sui muri. Oggi ciò non è perso completamente, con l'era digitale del computer? Per esempio, per far comprendere meglio ai ragazzi la tag di Rusty e Dado creata sul muro del museo facciamo vedere copie degli antichi codici miniati scritte dai frati amanuensi medievali: il recupero della lettera scritta come elemento decorativo e come studio del colore, dello stile e di ciò che voglio esprimere anche solo con una semplice A, senza scrivere nemmeno l'intera parola. Oggi nelle scuole non esiste nemmeno più, tutto è computer o quasi. In mostra insegniamo anche questo.

D:  Secondo lei, può una mostra “fuori dalla scatola” come Street Art stimolare la creatività dei ragazzi, che spesso sono attratti dal suo aspetto illegale?
R: Come dicevo prima assolutamente sì. L'aspetto illegale è una parte sicuramente innegabile di questo tipo di arte. Stupisce come siano per primi i bambini, durante la visita, a farci questa domanda: "Ma non è vietato?". Il pubblico giovane è molto più recettivo e sicuramente molto meno influenzato da tutta una serie di pensieri e polemiche. Noi guardiamo allo stato dell'arte. Perché i writers agiscono illegalmente? C'è un motivo ed il vero graffittista non lo fa solo perché è illegale ma è motivato da mille altre cose. Questo viene spiegato. Non certo per spingersi ad essere sovversivi nella vita, ma per capire la differenza tra un gesto veramente vandalico, brutto e privo di senso nonché di estetica e quello che invece vuole parlarci di molte cose, che va anche compreso e letto tra le righe. Che diventa poi spunto per parlarci di qualcosa di nuovo, che forse abbiamo poco osservato, che in Italia ancora arranca ma che in altri Paesi è già storia: l'arte di strada.

Ringraziamo Virginia per il tempo che ha dedicato ad approfondire le ragioni che ci hanno spinto ad organizzare la visita che si terrà sabato 25 giugno. Qui trovate i dettagli della visita e i contatti per la prenotazione. L'intervista è stata curata in collaborazione con Lucia Salvatore, responsabile di Mamma Cult Bologna

 

 

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