Adolescenti e Sexting: l’amore ai tempi di Internet

In un mondo iperconnesso, com’è ormai quello in cui si muovono i nativi digitali, fatto di social network e app di instant messaging, non è raro per i ragazzi imbattersi in situazioni potenzialmente dannose. Cyberbullismo, hate speech e sexting, sono alcune delle tematiche più calde attorno alle quali vengono condotti studi e ricerche, con un focus particolare su bambini e adolescenti. Ciò che caratterizza i ragazzi di oggi rispetto alle generazioni precedenti è proprio il fatto di essere sempre connessi, sempre in contatto virtuale con altre persone, conosciute o sconosciute che siano. A riprova di questa iperconnessione dei ragazzi, l’Osservatorio Nazionale sull’Adolescenza ha rilevato che circa il 44% degli adolescenti passa fino a 6 ore sul proprio smartphone; ore in cui il controllo degli adulti è quasi inesistente e i ragazzi si ritrovano immersi in un mondo digitale di cui forse faticano a comprendere regole e limiti.

Il sexting

Il termine sexting deriva dalla crasi tra le parole sex (sesso) e texting (scrivere) e può essere quindi definito come l’atto di inviare e/o ricevere contenuti di carattere sessuale (messaggi, foto e video) tramite chat, email, ecc. Il sexting è un fenomeno di grande attualità, fortemente collegato al progresso tecnologico nel campo degli smartphone e della connettività. Basti pensare che fino a circa 10 anni fa, prima dell’avvento di Whatsapp per essere più chiari, per inviare foto (di bassa qualità) tramite cellulare si utilizzavano gli MMS che, oltre a richiedere un configurazione apposita per poterli inviare e ricevere, avevano un costo di circa 60 centesimi.

Oggi scambiarsi immagini non è certo un problema, con gli strumenti di oggi che permettono lo scambio di foto di qualità e con estrema rapidità.

La crescita del fenomeno del sexting in relazione al progresso tecnologico è testimoniata anche dal rapporto EU Kids Online del 2017, in cui si legge:

Dal confronto con i dati del 2010 e del 2013 si osserva una crescita del sexting nel
2017, soprattutto fra gli adolescenti di 15-17 anni (dal 6% del 2010 al 9% del 2013, al
12% del 2017) e i maschi (dal 5% del 2010 al 7% del 2013 al 12% del 2017).

Fonte: Link

 

Questa crescita del sexting è in linea con quella riguardante la percentuale di ragazzi esposti a contenuti pornografici, passata dal 12% del 2010 al 31% del 2017. Incrociando questi dati, si potrebbe ipotizzare che un’esposizione prematura o prolungata a contenuti pornografici possa, in qualche modo, rendere i ragazzi meno “sensibili” al sexting e a tutto ciò che comporta questa pratica.

Ritornando ai numeri del sexting, c’è da dire che, stando ad alcune ricerche, non sembra essere un fenomeno così diffuso. Una ricerca americana del 2012 riporta come solo il 4% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni abbia inviato contenuti sessuali, contro un 15% che afferma di averne ricevuti (Leggi articolo). Allo stesso modo, un’altra ricerca fatta su un campione di 733 ragazzi francesi tra gli 11 e i 17 anni ha rilevato che solo il 4,5% abbia inviato o postato contenuti a carattere sessuale negli ultimi 12 mesi, contro il 22,1% che ammette di aver ricevuto tali contenuti (Leggi articolo).

Percentuali così basse di chi afferma di praticare sexting “attivo” (inviare contenuti) potrebbero essere legate al desiderio di desiderabilità sociale, cioè gli intervistati tenderebbero a non dire la verità su argomenti così delicati. Questo potrebbe essere in parte rafforzato da una ricerca effettuata su un campione di 130 studenti italiani delle superiori, dove viene riportato che: “La maggior parte dei ragazzi intervistati dichiara di conoscere il fenomeno, definendolo come parte costante della vita di molti conoscenti. Infatti, un consistente 64% lo ritiene un fenomeno particolarmente diffuso tra i coetanei.” (Fonte).

Il sexting è certamente un fenomeno complesso che può avere risvolti anche gravi nella vita privata delle persone. Negli ultimi anni, non sono mancati di certo episodi in cui molte persone, sopratutto donne, hanno visto la propria privacy violata a causa della condivisione non consentita di immagini personali.
È doveroso quindi far capire ai ragazzi che si avvicinano alla sfera della sessualità, il valore della propria privacy e di quella altrui, mettendoli in guardia sui rischi e le conseguenze che può comportare la diffusione di contenuti sessuali, specialmente se riguardanti la sfera personale.

 

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